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La Divina Commedia. Il Paradiso

scelta brani e commenti: Azzurra Mariottini

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CANTO I vv. 37-93

Dante e Beatrice iniziano la loro ascesa al paradiso a mezzogiorno nell’equinozio di primavera. Quando nota che lei sta fissando il sole, lui la imita di riflesso e la luce intorno a loro si fa più intensa, come se il cielo fosse illuminato da un duplice sole. Dante, posando lo sguardo di nuovo verso Beatrice, si sente oltrepassare i limiti della natura umana e paragona questa sensazione al mito classico di Glauco, trasformatosi da pescatore a divinità del mare. Quando inizia a sentire anche un’armoniosa melodia, Beatrice anticipa il dubbio di Dante e gli spiega che non si trovano più nel paradiso terreste, ma che stanno salendo nell’Empireo con la rapidità fulminea di chi torna al luogo che gli è proprio.

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Canto XIV vv. 12 – 66

Ci troviamo nel quarto Cielo del Paradiso, dove Dante incontra gli spiriti sapienti. Tra questi vi è Salomone, Re d’Israele, che chiarisce un dubbio di Dante portato all’attenzione degli spiriti da Beatrice. Egli spiega che la luce che avvolge i beati rimarrà con loro anche quando i loro corpi saranno risorti. Così come il carbone che arde è visibile nella fiamma, anche il corpo resterà visibile all’interno della luce che emaneranno le anime dopo la resurrezione e la loro vista rafforzata potrà sostenere lo sguardo di questo intenso splendore. Gli spiriti, che già avevano accolto con gioia la domanda di Dante, esclamano tutti in coro un ‘Amen’ al pensiero di riavere i loro corpi, forse non solo per loro ma anche per rivedere finalmente i volti delle madri, dei padri e di tutti i loro cari che non hanno più visto dal tempo della loro vita terrena.

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Canto XXIII vv.70 – 111

Ci troviamo nell’ottavo cielo, quello delle Stelle Fisse.
Beatrice invita Dante a rivolgere lo sguardo verso i Beati illuminati dalla luce di Cristo. La regina di questo giardino celeste è Maria, paragonata ad una rosa, circondata dagli Apostoli (i gigli) che indirizzarono l’umanità al cammino della fede. Con infinita bontà Cristo s’innalza per permettere a Dante di osservare gli spiriti trionfanti senza abbagliare i suoi deboli occhi. Come un sole nascosto tra le nubi, i suoi raggi filtrano dall’alto inondando questo meraviglioso giardino di anime. Lo splendore di Maria è superiore a quello delle altre creature tanto in cielo come sulla terra. D’improvviso scende una corona di luce, intonando una melodia così soave, che la migliore musica terrena a confronto parrebbe un tuono. Questa è in realtà l’Arcangelo Gabriele, che continuerà a seguire la Vergine finché ella seguirà Cristo, rendendo più luminosa la sfera più alta dei Cieli. Tutti i beati intonano il nome di Maria. 

A cura della Biblioteca Comunale di Sinalunga - web master

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